Panasonic ha annunciato la propria presenza al Photoshow, manifestazione che si terrà alla Nuova Fiera di Roma dal 5 al 7 aprile. L’occasione è ghiotta per vedere dal vivo la nuova Lumix DMC-FX500 di cui abbiamo parlato il mese scorso in questo articolo. Ci saranno inoltre anche tutte le altre novità nel campo delle compatte, dalle super zoom TZ5 e TZ4 alla FX35. Panasonic sarà presente presso il padiglione D13 - stand C2.
Il titolo sembra un’assurdità, eppure a quanto pare l’autofocus sulle fotocamere reflex non è così affidabile come possa sembrare. In effetti mi sono sempre chiesto se sia così fondamentale affidarsi all’elettronica oppure fidarsi del nostro occhio per la messa a fuoco dell’immagine. Per fortuna qualcuno ha chiarito questo dubbio facendo qualche test da cui è emersa una certa imprecisione dell’autofocus. A scriverlo è Darwin Wiggett suNature Photographers. Durante un semplice test di alcune ottiche, il fotografo ha notato alcuni elementi non proprio convincenti riguardo l’autofocus. Scattando due foto di uno stesso soggetto con e senza autofocus, a parità di ottiche e impostazioni tutte le immagini riprese con autofocus sono risultate essere abbastanza sfocate. Il difetto lo si nota andando ad ingrandire un dettaglio della foto e a giudicare dalle immagini presenti nell’articolo, questo risulta essere molto evidente. La conclusione non può essere che una: evitate l’autofocus e fidatevi del vostro occhio.
Il cibo non si assapora con il solo gusto, ma anche con lo sguardo. La presentazione di una pietanza riveste un’importanza strategica di certo non sottovalutata dai grandi cuochi. Immortalare nella propria mente l’immagine di un bel piatto ben composto è facile, ma lo è molto meno quando si tratta di fotografare una pietanza. Ottenere una foto perfetta, che sia interessante e piacevole alla vista non è difficile, basta non incorrere in alcuni errori banali. Photojojo ha dedicato a questo argomento una breve guida in 10 punti, mettendo in risalto gli elementi su cui concentrarsi e gli errori da evitare. Possiamo riassumere le regole principali da ricordare partendo dall’illuminazione che deve essere molto curata. Bisogna resistere alla tentazione di usare il flash che con la sua luce intensa rovinerebbe qualsiasi foto. Per un buon risultato basterebbe anche la luce naturale diffusa da una finestra. Inoltre la composizione dell’immagine deve essere curata, quindi niente tovaglie sgargianti o con motivi che possano distogliere lo sguardo dal soggetto principale che rimane il cibo. Uno sfondo uniforme di un colore che contrasti con il soggetto sarebbe perfetto. Attenzione poi al bilanciamento dei colori, le predominanti cromatiche potrebbero falsare i colori dando le sembianze di cibo avariato a delle ottime pietanze. Un altro consiglio è quello di sfruttare la funzionalità macro della fotocamera per avvicinarsi sempre più alla pietanza per mettere in risalto i dettagli salienti. Per concentrare l’attenzione sul soggetto, è importante spalancare al massimo il diaframma per ridurre la profondità di campo così da escludere lo sfondo. Infine ricordate di scattare, scattare e ancora scattare. Fate tante foto, con diverse impostazioni e angolazioni. Avendo a disposizione un’ampia scelta di immagini, sarà più facile ottenere delle foto che facciano la differenza.
Su Repubblica.it vengono mostrate spesso gallerie di immagini che sono molto interessanti. Purtroppo è capitato che le descrizioni contenessero inesattezze, come ho avuto modo di documentare anche in passato sul mio blog. Oggi mostrano una galleria in cui affermano che siano gli elefanti gli autori delle immagini, grazie a fantomatiche webcam installate nella proboscide. Questa affermazione è semplicemente ridicola per diversi motivi. Il primo è l’uso improprio del termine Webcam. Immagino questi elefanti con la loro Logitech installata sulla proboscide che trasmette le immagini su MSN Messenger mentre chattano con una connessione UMTS con qualche amichetto pachiderma rinchiuso in qualche zoo. Il secondo motivo riguarda la possibilità di montare una telecamera sulla proboscide, fatto tecnicamente molto difficile e smentito dalle immagini stesse presenti nella galleria, in cui la telecamera (non una webcam) non è montata sulla proboscide. Per dovere di cronaca, viste comunque le immagini molto interessanti, riporto quella che è la realtà, ottenuta perdendo non più di 30 secondi di ricerche su Google. Le immagini provengono da un documentario realizzato in India da John Downer, il cui soggetto principale sono le tigri. Per documentare in maniera più dettagliata la vita delle tigri, la troupe ha avuto un’idea geniale: quella di usare gli elefanti per trasportare le telecamere nei luoghi dove si trovavano le tigri. Si tratta ovviamente di elefanti addestrati i quali hanno avuto la possibilità di accedere nei luoghi frequentati dalle tigri in maniera “disinvolta”, senza destare timore negli animali selvatici. Le telecamere che si vedono nelle foto si chiamano Trunk-Cam e hanno la forma di un tronco d’albero tagliato alla base così che si integri nell’ambiente senza spaventare gli animali. Tutte queste notizie vengono direttamente nella descrizione data al documentario sul sito di John Downer che potete leggere qui.
Dith Pran ci ha purtroppo lasciati a causa di un maledetto tumore al pancreas. Forse questo nome a molti non dirà niente, ma probabilmente conoscete la sua storia. Dith Pran è il fotografo cambogiano le cui vicende sono state abilmente narrate nel film “Urla del Silenzio” (The Killing Fields) di Roland Joffrè. La notizia è arrivata direttamente dal suo amico e compagno di sventure Sydney Schanberg. Nel 1975 Dith riuscì a mettere in salvo Schanberg e altri giornalisti occidentali presso l’ambasciata francese in Cambogia, dopo l’arrivo dei Khmer Rossi nella capitale Phnom Penh. Purtroppo Dith non riesce a fuggire con i colleghi giornalisti e rimasto in Cambogia, iniziano per lui anni di terrore sotto la follia della “rieducazione” imposta dai Khmer Rossi per imporre la loro bestiale ideologia. Deportato nei campi di concentramento (dolcemente chiamati “campi di lavoro”) riesce a sopravvivere e a fuggire, riuscendo a rifugiarsi in Thailandia dove è stato successivamente identificato e poi rintracciato dal suo amico Schanberg. Il resto è storia. E’ triste pensare quanto sia crudele il destino. Un uomo sopravvissuto alla barbarie di un’ideologia criminale per quasi un lustro, deve arrendersi di fronte ad una malattia. A lui và un grazie per la generosità mostrata e per l’importante testimonianza che ci ha lasciato.
I frattali come forma d’arte moderna, affascinante e misteriosa eppure così naturale. Ne abbiamo parlato in occasione del Fractal Art Contest 2007 e ne parliamo ancora una volta dopo aver gironzolato per la rete alla ricerca di nuove immagini dal forte impatto visivo. Ci siamo quindi imbattuti in questa galleria di frattali molto bella, con uno stile tutto particolare con immagini a volte inquietanti e altre che sembrano oggetti reali in chiave astratta. I nostri occhi vedranno foglie, piume, chele di granchio o conchiglie (dei veri frattali naturali). Ma la parte più interessante è lo strumento con cui sono state create queste bellissime immagini. L’autore si è affidato ad Apophysis, un programma freeware per la realizzazione di Fractal Flames (un tipo di frattali basato su particolari funzioni). Sul sito di Apophysis potete sia scaricare il software stesso, che leggere alcune guide d’uso con le quali fare pratica, così da poter creare opere d’arte frattali con le proprie mani.
Questa volta niente fotocamere, ma una bella segnalazione di un post apparso sul sito ColourLovers che mostra le più belle immagini raccolte da alcuni dei 1000 luoghi da vedere almeno una volta nella vita. ColourLovers è un sito che monitorizza e influenza le tendenze di colore in modo da indirizzare i lettori verso le giuste scelte quando si tratta di applicare i colori nel proprio campo di attività, sia essa una campagna pubblicitaria, una stampa o una realizzazione architettonica. Proprio in questa ottica, ColourLovers ha selezionato le immagini che potete vedere qui. Le immagini sono state raccolte da due siti in particolare. Il primo è “1,000 places to see before you die“, sito che si propone come punto di riferimento per tutti gli appassionati del libro omonimo. Il secondo è invece il gruppo su Flickr che porta lo stesso nome del precedente sito e del libro. Su entrambi si possono ammirare gli scatti presi nei luoghi più belli della terra, posti che bisognerebbe vedere con i propri occhi almeno una volta nella propria vita. Sappiamo però che un simile sogno è quasi impossibile da realizzare, quindi affidiamoci alle immagini offerte in questi siti. Non potendo viaggiare fisicamente lasciamoci trasportare dalla fantasia e dalla poesia dei luoghi. Chissà, forse un giorno potremmo goderci quello stesso scorcio con i nostri occhi.
Ormai è diventato un tormentone. Di sicuro Olympus con il suo claim ha stuzzicato curiosità e commenti da ogni angolo del pianeta. Tutti parlano e discutono delle dimensioni di questa nuova reflex, la E-420. Questa volta è Gizmodo a buttare giù due righe. In questo breve post viene fatta una rapida comparazione tra la piccola Olympus e la Nikon D40x le cui dimensioni sono del tutto paragonabili alla sua erede Nikon D60. Allora questa Olympus è la reflex più piccola del mondo? Buona lettura!
Molti di voi avranno visto film come Robocop, King Kong (quello degli anni ‘30) o i più recenti “La sposa cadavere” e “Nightmare Before Christmas“. Questi titoli sono accomunati da un elemento, ovvero la tecnica utilizzata per l’animazione di alcuni personaggi (il gorillone di King Kong e i robottoni della OCP in Robocop) o dell’intero film (”La sposa cadavere” e “Nightmare Before Christmas”). Questa tecnica prende il nome di “stop motion“. Per realizzare un filmato o un’animazione, non si fa altro che costruire la sequenza fotogramma per fotogramma, componendola quindi di tante immagini statiche. In pratica avviene più o meno la stessa lavorazione di un cartone animato, solo che al posto di disegni ci sono oggetti reali. Realizzare un filmato con questa tecnica è alla portata di tutti, oggi basta una fotocamera digitale e un software adatto allo scopo per ottenere validi risultati. Per realizzare qualcosa di molto carino, servono anche una capacità e una fantasia fuori dall’ordinario. E’ questo il caso del filmato qui sotto scovato su YouTube. L’ho scelto perché oltre ad essere molto ben fatto, è anche stato creato mediante l’uso di ben 987 istantanee Polaroid, marchio di cui abbiamo parlato più volte su questo blog.
Se vi piace l’idea, provate a cimentarvi anche voi!!
In questo periodo il mercato delle fotocamere reflex di fascia bassa è in fermento. Dopo aver parlato ieri della Nikon D60, oggi hanno iniziato a circolare in Rete le prime considerazioni su un’altra fotocamera che si confronta direttamente con la Nikon: la nuova Olympus E-420. Pubblicizzata come la reflex più compatta del mondo, la E-420 adotta un sensore da 10 megapixel ed è equipaggiata con un display da 2,7″ che, unito alla funzione live view, rende più versatile l’uso della fotocamera. In effetti le notizie riportate nella presentazione ufficiale di Olympus, oltre a fare molta pubblicità alle dimensioni ridotte della E-420, evidenziano la facilità d’uso e la ricchezza di funzioni presenti nella fotocamera. L’intento di Olympus è chiaro: offrire una reflex che sia compatta e facile da trasportare, ma che abbia anche tante funzioni comode per chi proviene dal mondo delle compatte, così da rendere la transizione meno traumatica. La Olympus E-420 sarà in vendita a fine Aprile.